P R O G E T T I

LA FOLLIA DEL POETA – Ed. 2021

Da Giugno a Dicembre 2021

La poesia come cura dell’anima

«Cosa vuol dire essere pazzo, essere malato? Non lo so. Credo sia impossibile saperlo. (…) Credo che ci si ammali per intelligenza, per un’intelligenza troppo esatta, troppo improvvisa, acclimatata». Scrive così Christian Bobin in “L’uomo del disastro”, cercando di dare voce e risposta alla “follia” di Antonin Artaud. I due si incontrano su una soglia tanto precisa quanto sottile: la soglia dell’umano, dell’esperienza muta di essere uomini. Bobin a voce bassa e con delicatezza sussurra ad Artaud: “Non sei pazzo, poiché ti ascolto”. Due uomini e un confine, un confine segnato dalla parola, dalla parola poetica.

Il ciclo di incontri de “La follia del poeta” che intendiamo proporre ai nostri Ospiti vuole essere un modo concreto e in azione di collocarsi su questa soglia, di abitarla, in un’alternanza di voci, sussurri e ascolto.

La parola poesia deve la sua etimologia al verbo greco ποιέω: produrre, fare, creare e questi vogliono essere gli obiettivi di tali incontri: creare una comunità poetica folle, polifonica, articolata, in cui si mescolino le voci esterne dei poeti con le voci interne della comunità di Artemide. Crediamo fortemente nella potenza “magica” del verso poetico, nella sua capacità di generare scosse che aprano a una nuova visione delle cose, al di là di ciò che è più comunemente ritenuto razionale e quindi passabile come “normale”.

La poesia è al di là del bene e del male per dirla con Nietzsche, non è giudicante, ma accogliente, si fa casa per coloro che vogliono soggiornare in essa, stare lì, con lei, sospesi, indifesi, vulnerabili, sofferenti, disperati, ammalati, per essere nutriti, cullati e rigenerati. Pensiamo che questi incontri possano essere un vero pasto per i nostri Ospiti, una sorta di banchetto al quale potranno cibarsi e offrire a loro volta molteplici doni in un movimento continuo di benefici (dal latino beneficium, composto da bene, bene e dal tema di fàcere, fare).

Gli appuntamenti con i poeti

Giuseppe Semeraro
Il primo incontro poetico, dal titolo “A cosa serve la poesia?”, si terrà venerdì 11 giugno alle ore 17:30: ospite della struttura sarà Giuseppe Semeraro: attore, regista e poeta lavora in ambito teatrale da più di vent’anni. Ha lavorato come attore con Il teatro della Valdoca, in diversi spettacoli con la regia di Danio Manfredini e preso parte allo spettacolo Frame con la regia di Alessandro Serra.

Nel 2007 è tra i fondatori della compagnia Principio Attivo teatro dirigendo come regista “Storia di un uomo e della sua ombra” (finalista scenario e premio Eolo 2009), “La bicicletta Rossa” (premio Eolo 2013) e “Opera Nazionale Combattenti” (finalista in-box 2016). Nel 2015 realizza lo spettacolo “Digiunando davanti al mare” ispirato alla figura di Danilo Dolci.

È autore di diversi libri di poesie tra cui, “Cantica del Lupo”, “Due parole in croce”, “A cosa serve la poesia” da cui è tratto lo spettacolo con Gianluigi Gherzi.

“I versi di Giuseppe Semeraro – scrive Marica De Pascali – sono contraddistinti da una forza ogni volta sorprendente. Semeraro parla con grande sincerità ai suoi lettori, racconta la quotidianità, le cadute, gli inciampi, la speranza, l’amore, si rivolge alla vita e la fa entrare nel ritmo delle sue poesie. È un poeta autentico, militante, ascoltare le sue parole è un’esperienza di contrasti: la sua poesia è ferita e cura, tenerezza e graffio, morte e resurrezione. La parola con Semeraro si fa agita, viva. Vittorio Alfieri nel trattato “Del principe e delle lettere” (1178-1786) afferma che la scrittura per il vero poeta è l’elemento sostitutivo della spada e l’esperienza del taglio è sicuramente garantita da Giuseppe Semeraro”.

A cosa serve la poesia? La poesia serve – risponde Spennato – ad avvicinare due mondi così vicini eppure così lontani: quello “esterno” alla struttura, la società – che non è ancora perfettamente informata sui “disturbi mentali”, ed è quindi vittima di pregiudizi e false credenze –, e quello “interno”, la comunità residenziale, una comunità di persone che ha bisogno di fare esperienze sempre nuove.